Ma cos’è questo Coaching? (Coaching… what?)

yellow road

For Italian readers.

 

Ugo Micoli

Consulente di Direzione, Coach, Titolare di Micoli Partners.  |  Coordinatore Commissioni Direzione, Organizzazione e Qualità dell’Ordine Ingegneri della Provincia di Torino e della Federazione Interregionale degli Ordini degli Ingegneri Piemonte e Valle d’Aosta.

 

 

Stiamo assistendo ad un fenomeno particolare, simile all’esplosione dell’interesse sulla Qualità nei primi anni ’90. Il Coaching.

Vedere LinkedIn, la piattaforma professionale più diffusa. Gran parte dei profili riporta “Coaching” tra le competenze.

Sviluppo delle potenzialità. Comunicazione efficace. Ricchezza totale in due anni. Pensiero positivo. Motivazione di sé. Attitudine a guidare squadre. Successo garantito in tutto, incluso quello della propria squadra di calcio. Finalmente una famiglia meravigliosa. Amici che ti rispettano. Figli che ti considerano. Capi che si licenziano per darti il loro posto. Il Sol dell’Avvenire. E’ il Coaching ragazzi!

L’asfittico mondo della consulenza aziendale italiana, in cui abbondano specialisti nel vendere fumo, vive per la maggior parte sul nulla. Ricordate la qualità totale? Ricordate le aziende piatte? Ricordate le organizzazioni liquide? Ricordate che “autorità” è una bestemmia mentre “autorevolezza” è politicamente corretto? Se sì, avete dei problemi. Vivete in una realtà virtuale e avete anche pagato.

Negli ultimi tempi è esploso il Coaching. E’ nei CV di chiunque.

Qualsiasi quadro aziendale, collaboratore di società di consulenza, professionista disperso sulla via del nulla, casalingo frustrato e impiegato/a in cerca di arrotondamenti per il magro stipendio, oggi è un Coach.

Per non parlare di quella parte di psicologi che pensano finalmente di avere un’alternativa ad ASL e “sportelli di supporto” nelle scuole, di laureati in discipline umanistiche pronti per l’alternativa all’insegnamento che non c’è più, di professionisti tecnici e diplomati con la marcia in folle.

Sono state create, come sempre in questi casi, entità private autodefinitesi Scuole e Associazioni dai nomi roboanti (preferibilmente includere “Internazionale” o “Mondiale” nel titolo) che, in cambio di qualche corso, forniscono, non gratuitamente, certificazioni di competenza. Il problema, in tali casi, è l’autoreferenzialità.

Qualcosa di simile a ciò che avviene intorno ad alcune Associazioni che rilasciano gli attestati PMP (Project Management Professional) nel settore PM, nei casi in cui la separazione docenza-esami non è chiara.

In pratica, i bassi ruoli esecutivi, anche non laureati, conquistano, in pratica a pagamento, un attestato, di validità legale e professionale nulla o perlomeno discutibile, da sbandierare di fronte a clienti presunti incapaci di intendere e volere.

Gli “esperti” in coaching poi, passano alla fase operativa, proponendosi come salvatori di aziende, studi, organizzazioni, individui persi nell’incapacità di attuare “comunicazione” “efficacia” “leadership” e altre simili soft skills. Qualcuno ci casca. Qualcuno ci guadagna.

Facciamo un po’ di chiarezza?

Andiamo per punti.

1      Definizione

(Da Wikipedia) Il coaching è una strategia di formazione che, partendo dall’unicità dell’individuo, si propone di operare un cambiamento, una trasformazione che possa migliorare e amplificare le proprie potenzialità per raggiungere obiettivi personali, di team, manageriali …. È una relazione processuale che vuole offrire al cliente strumenti che gli permettano di elaborare ed identificare i propri obiettivi e rafforzare la propria efficacia e la propria prestazione. …Il coaching non può essere utilizzato come terapia sostitutiva in caso di patologie psichiche particolari o legate a disturbi della personalità. Il Coaching può essere rivolto a …tutti coloro che desiderano migliorare le performance e raggiungere obiettivi particolarmente impegnativi.

… Nel XIX secolo in Inghilterra gli studenti universitari verso la fine del proprio percorso utilizzavano il termine coach per indicare i migliori tutor, dando loro titolo rispettoso e autorevole. …Soprattutto negli anni novanta la figura del coach compare nelle imprese. Inizialmente le figure destinatarie dell’intervento del coach furono i manager che per sviluppare e migliorare le loro capacità umane e professionali si affidarono a consiglieri di fiducia…

Il coaching è un’attività professionale specialistica che ha come finalità il raggiungimento degli obiettivi del cliente, in armonia con il mandato istituzionale. L’attività di coaching è spesso affiancata da un termine che ne identifica i destinatari, per esempio: …, Leadership Coaching, Executive Coaching, e Team Coaching se i destinatari sono un gruppo. ll coaching è un processo che ha l’obiettivo di aiutare la persona ad acquisire una maggiore competenza professionale e/o a superare barriere che ostacolano il miglioramento della sua performance.

2        Considerazioni circa la definizione, competenze necessarie

Da quanto sopra risulta che l’attività di Coaching:

  • Non è una professione, ma, appunto, un’attività professionale specialistica, ovvero una particolare strategia di formazione utilizzata in ambito professionale. In pratica ciò significa che non potrà mai esistere un Albo o un Ordine per i coach, come, per capirci, esistono per gli Ingegneri. Ogni possibile elenco è di origine autoreferenziale e quindi inutile. Si intende che un coach deve essere un professionista, di opportune qualificazioni (secondo me è imprescindibile una laurea) che utilizza, tra le tante possibili, questa strategia di formazione.

 

  • Non può essere improvvisata.

 

  • Deve essere diversamente orientata a seconda che si operi nel contesto cosiddetto Life (individuale), Team (di gruppo/squadra), Corporate (inerente la stessa struttura di lavoro nel suo complesso).

 

  • Ciò comporta una serie di competenze estremamente specialistiche inerenti contemporaneamente:

Basi operative di psicologia individuale e di gruppo

Individuazione del contesto tecnico/operativo di riferimento

Abilità comunicative e di adattamento alle molteplici variabili sul campo

Abilità di leadership del coach nelle più diverse situazioni e indipendentemente dal numero di persone formate (in alcuni casi si tratta di gruppi di centinaia di persone)

Empatia a livello individuale e di contesto

Conoscenze tecnico/organizzative nel settore operativo dei clienti

Perfetta conoscenza del sistema organizzativo in cui i clienti operano, ovvero organigrammi, definizioni dei ruoli, competenze, quadro normativo procedurale (es. ISO 9001, ISO 10006, ISO 21500 ecc.)

Capacità di intervenire nella modifica di tali sistemi di gestione – d’accordo con la Direzione – ove necessario

Attitudine all’indirizzo al meglio dei percorsi di scelta o di carriera dei clienti individuali, incluse capacità di supporto nella sfera sia razionale che etica ed emozionale della persona.

Capacità nell’uso della confrontazione diretta (provocazione e/o gestione dell’opposizione) come metodo di lavoro: se si hanno problemi di adattamento sociale o insicurezze personali irrisolte non si potranno affrontare e risolvere situazioni di criticità, che sono ovviamente legate a qualsiasi dinamica di cambiamento.

 

  • Le semplici competenze psicologiche non sono sufficienti

 

  • Le semplici competenze tecnico-contestuali non sono sufficienti

 

  • E’ essenziale l’abilità a cogliere il senso delle dinamiche in corso tra i discenti, più che i contenuti, mantenendo il governo del contesto

 

  • Quanto sopra richiede, per una minima efficacia:

una laurea

anni di esperienza nella formazione degli adulti, direi non meno di una ventina per ottenere risultati affidabili in certe situazioni

pluriennale e costante addestramento/aggiornamento nelle più opportune metodologie psicologiche individuali e di gruppo

abilità nel change management (gestione del cambiamento)

abitudine al contesto operativo cui i discenti fanno riferimento esperienziale e alla visione sistemica (anche dal punto di vista normativo) delle organizzazioni o delle situazioni relazionali entro i sistemi di gestione aziendali normalizzati, le squadre di lavoro, le interazioni personali.

  • Il Coaching, si è detto, è un’attività professionale specialistica: ciò significa che ne sono esclusi dipendenti, professionisti o amatori part-time. Il livello di professionalità richiesto, per la tutela del cliente, è tale che richiede esperienza e attitudine di alto livello per non risultare altrimenti eticamente discutibile e perfino dannosa.

3        Il possibile bluff delle “certificazioni”

Ho già citato varie associazioni che rilasciano certificati di competenza. Ovviamente è un business come un altro, esploso negli ultimi anni o mesi. Deve essere ribadito che in un settore così etereo e interdisciplinare come quello delle cosiddette Risorse Umane (definizione orrenda, ma tant’è) l’esperienza, la cultura e l’attitudine del consulente fanno la differenza tra il professionista ed il ciarlatano, incluse le sfumature intermedie.

Qualche tempo fa andava di moda la certificazione dei PMP (Project Management Professionals) da parte di associazioni nel settore del Project Management stesso. Il sottoscritto fa parte della Project Management Association (PMA) inglese a scopo di costante aggiornamento, ma non ha mai considerato per un attimo l’ipotesi di una certificazione.

Ricordate gli auditor per Sistemi di Gestione per la Qualità “certificati”? Stendiamo un velo pietoso.

La certificazione PMP, stando sull’esempio, si ottiene, normalmente, in seguito alla frequenza di brevi corsi ed alla compilazione di semplici questionari finali. Non attesta capacità a livello di Project Management complesso, Program Management o tantomeno livelli gerarchici superiori. E’ molto ambita dai bassi livelli operativi che mirano a inserire nel CV qualcosa che possa indicare qualche competenza a livello manageriale. Talora le società di recruiting (selezione), spesso sapendo anche poco dell’argomento, considerano il bollino (ottenuto a pagamento da enti privati, come si è detto, completamente autoreferenziali) come un indicatore, non certo come una competenza essenziale per operare nel PM. Qualcuno non lo considera nemmeno, intervistando comunque il candidato sui reali contenuti del PM stesso, avviandolo eventualmente su percorsi di affiancamento in fondo ad una catena gerarchica verticale che nel settore è piuttosto lunga.

In conclusione, fuori dalle analogie, non vi è alcun ente o associazione che possa oggettivamente definire o assicurare, previa iscrizione e fornitura di corsi, la competenza nel coaching, né ciò è logicamente necessario o scientificamente immaginabile.

Ripeto inoltre che una laurea in Psicologia o discipline umanistico/sociali non assicura abilità o competenze per il coaching.

Infine, un Ingegnere, anche esperto in training tecnico e gestione di gruppi di lavoro, può non essere adatto al coaching. Tanto meno altri titoli.

Gli stessi impiegati in società di consulenza aziendale talora provengono da percorsi di carriera standardizzati e normalmente burocratici.

Essenzialmente, si tratta di una attività multidisciplinare e olistica fortemente influenzata, nei suoi esiti, dalla personalità, dagli interessi, dall’esperienza e dal talento del consulente.

4        Il coaching di qualità: test

Vi sono alcune regole base nella scelta di un coach che possa portare effettivamente valore aggiunto ai clienti individuali o alle organizzazioni che ne hanno bisogno.

  • Indipendenza. Verificare che il “coach” non sia collegato a società di consulenza che, ad esempio, trattino outplacement (ricollocamento) o counseling (indirizzo) e recruiting (selezione) occupazionale, ovvero che non sia solo un agente pubblicitario o un tutor per società di collocamento rivolte a licenziati o giovani da sistemare. Se si ha questa necessità, mantenersi liberi e muoversi sul mercato in autonomia, nel pieno delle possibilità di offerta.

 

  • Rapporto professionale fiduciario. Come ogni serio professionista, il coach deve assumersi personalmente l’intera e diretta responsabilità del suo lavoro nei confronti dei clienti, tramite una prestazione professionale individuale. Evitare incarichi a società. Chiudere il rapporto in qualsiasi momento, appena l’elemento fiduciario individuale viene meno.

 

  • Storia professionale. Che il “coach” vanti esperienze in società di consulenza non ha alcuna importanza, soprattutto se sono di medio/grandi dimensioni, in cui normalmente le mansioni sono spesso impiegatizie come in qualsiasi azienda. Verificare invece a quale livello di profondità e da quanto tempo la persona può vantare esperienza nel settore didattico, formativo, psicologico, socio-antropologico. Come si è già detto, non dare alle “certificazioni” alcuna importanza. Considerare solo persone con almeno una ventina d’anni di esperienza per situazioni complesse da affrontare. Intervenire sui processi di comportamento è una cosa molto delicata e, se errata, possibilmente devastante.

 

  • Approccio mentale. Il lavoro di coaching si basa essenzialmente sulla lettura e sul governo delle dinamiche (come e perché), non sui contenuti (cosa). Il Coach non dà consigli o soluzioni ma porta il cliente a vedere la dinamica delle esperienze riportate, o che accadono nel setting (situazione in tempo reale) individuale o di gruppo, rinforzandone l’autonomia e la chiarezza delle scelte indipendenti. Richiedere un paio di sessioni di prova gratuite. Escludere coloro che manifestano una mentalità operativa/esecutiva. Chiedere, ad esempio, quali sono state le ultime mansioni operative (sul prodotto o processo) eseguite e da quanto tempo. Non si può fare coaching e contemporaneamente far parte di una linea di produzione, per quanto impiegatizia o come quadro. In tali casi si può parlare di addestramento o tutoraggio. La mentalità è troppo diversa ed i cambi di mentalità non sono repentini.

 

  • Linguaggio. Ovviamente un professionista serio deve sapersi esprimere in italiano corretto. Evitare cortine fumogene in inglese o americanate per supposti provinciali.

 

  • Approccio. Rifuggire da inutili psicologismi. Una riunione di coaching non è una seduta psicanalitica individuale o di gruppo né una forma di assoggettamento psicologico. Contestare immediatamente ciò che non attiene ad un obiettivo prefissato e formalmente dichiarato e ad uno sviluppo formativo razionalmente compreso e condiviso in modo esplicito.

 

  • Tipologie e Modalità. Esiste una miriade di attributi associati al coaching attualmente “venduto”. Normalmente ogni operatore tira l’acqua al suo mulino. Ad esempio uno psicologo vi proporrà uno Psychology Coaching, un ex tecnico industriale un Technical Coaching, altri, senza arte né parte, Coaching Esistenziale, Coaching Paranormale, Coaching Extragalattico ecc. Le tipologie di coaching sono tre (scusate l’Inglese ma a questo punto siamo nella definizione internazionale): Life, Team, Corporate. Le modalità di svolgimento sono due: Individuale, di Gruppo. Approfondiamo questi aspetti qui di seguito. Tuttavia, in ogni caso, non tutte le persone sono portate per la didattica, hanno capacità di leadership o semplicemente sono in grado di gestire dinamiche di gruppo complesse. Si assiste piuttosto ad un cambio di denominazione alla moda per le vecchie attività di formazione, gestione risorse umane e psicologia del lavoro, mirate sostanzialmente all’ambito marketing (il primo dove certe panzane hanno preso piede), che nulla hanno a che fare con il Coaching vero e proprio. Appena sentite le parole “autostima”, “motivazione”, “autorevolezza”, “self-branding”, “self-questo e quest’altro” e così via, in inglese maccheronico, alzatevi, ringraziate per la prova gratuita e salutate.

5        Le tipologie di coaching

Schematizzando, come si è detto, possiamo distinguere tre tipologie di coaching: Life, Team, Corporate.

LIFE COACHING

Ciascuno ha bisogno, quotidianamente e non solo nel lavoro, di migliorare ed ampliare la comunicazione e le collaborazione con gli altri e di acquisire sicurezza nel ruolo di “comando” rispetto ai propri obiettivi di vita. Avvertiamo la necessità di conseguire buoni risultati, nell’ambito delle nostre finalità e responsabilità, e di stabilire appropriate relazioni, tenendo al minimo lo spreco di risorse che può derivare da posizionamenti e percorsi errati. Il coaching a livello Life fornisce strumenti pratici per lo sviluppo personale, in tutti gli ambiti della vita del cliente, per mezzo di opportune tecniche per la comunicazione e per la messa in atto della leadership. A differenza di un approccio puramente psicologico, il cliente è coinvolto in un piano esplicito e trasparente di attuazione e ne ha il controllo diretto e l’opportuno supporto a livello razionale.

Può sembrare paradossale, ma gli psicologi sono spesso, quindi, i meno adatti per il Life Coaching, che richiede un approccio multidisciplinare e l’uso contemporaneo di diverse tecniche di addestramento.

TEAM COACHING

Tipologia di coaching dedicata ai responsabili ed ai membri di squadre di progetto o gruppi di lavoro o a chiunque deve svolgere attività in cui la parte relazionale è importante, a rischio di dispendio energetico e comunque critica rispetto ai risultati. In particolare il Team coaching fornisce aiuto concreto ai “responsabili di altre persone”, come, ad esempio, insegnanti, capi-progetto, incaricati di uffici, professionisti e manager in qualsiasi settore. Il Team coaching insegna sia a partecipare in modo proattivo al lavoro di gruppo o progetto che ad essere una guida efficace.

Inadatti al ruolo di team coach: operatori con carenze a livello di leadership e con mentalità essenzialmente esecutiva.

CORPORATE COACHING

Come sviluppare le potenzialità delle persone che operano in una struttura di qualsiasi tipo, dall’associazione fino alla grande impresa? Il coaching a livello Corporate considera l’organizzazione come un sistema fatto di persone. Come definire nel modo più opportuno i ruoli e le modalità di comunicazione e di sviluppo della leadership interna? Come sostenere, in squadra, i continui e necessari cambiamenti imposti dal settore operativo? La risposta viene elaborata sul campo tramite la definizione degli obiettivi direzionali e dei metodi più opportuni per la partecipazione efficace del personale.

Inadatti al ruolo di corporate coach: operatori cui, oltre alle qualità necessarie per il life e team coaching, mancano competenze sulle stutture aziendali e sulle normative di sistema di riferimento (SGQ ISO 9001 e simili, Sistemi in Project Management es. ISO 21500, ecc.)

6        Come si svolge il coaching in modo corretto?

Coaching individuale, tramite incontri personalizzati. Forma preferenziale del livello Life, che è anche integrabile da riunioni di gruppi formati su basi esperienziali ed obiettivi simili. Il coaching individuale è anche usato come rafforzamento parallelo, ove necessario, dei livelli Team e Corporate.

Coaching di gruppo. I gruppi possono essere costituiti per appartenenti ad una singola organizzazione (livello Corporate), per appartenenti a progetti comuni o simili od in presenza di tematiche o esperienze di lavoro analoghe (livello Team), per temi di interesse trasversale, per similitudine nelle esigenze dei clienti individuali.

Ciò significa che un corso di formazione NON è necessariamente una sessione di coaching, come spesso viene venduto. PUO’ esserlo se il formatore svolge la formazione in modalità coaching, ovvero controllando e spiegando in tempo reale le dinamiche che avvengono, non solo i contenuti. Una pratica difficile se non si ha esperienza. Per quanto sento in giro, il “coaching” effettuato, in certi casi, è banale formazione con ripetizione di slogan motivazionali presi da internet.

7        Come si diventa coach?

Soluzione 1. Si fa parte di una società di consulenza che fa formazione e ridefinisce da un giorno all’altro i docenti come “coach”. Fatto. Molto frequente in Italia. Ciò non vuole assolutamente significare che non ci siano società che operano con serietà ed esperienza.

Sotto-soluzione: si viene “certificati” tramite associazione (non gratuita) a vari enti che forniscono corsi. Vedere quanto scritto precedentemente.

Soluzione 2. Si è capito tutto quanto sopra in questo articolo e si inizia con una auto-formazione multidisciplinare di non meno di una decina d’anni, data la profondità delle soft-skills (abilità non operative) richieste. In questa fase, semplicemente si può operare nei limiti di ciò che si conosce, ovvero, nel settore, abbastanza poco, ma può servire, se fatto in umiltà, onestà e chiarezza. Le persone carenti a livello di mentalità olistica devono però lasciar perdere. Nella fase fino alla ventina d’anni di esperienza lavorativa occorre essere molto cauti negli interventi su persone ed organizzazioni in casi complicati, e lavorare comunque su se stessi.

Solo a titolo di esempio, la mia personale esperienza come coach comporta almeno tre decenni di lavoro nella formazione, circa quindici anni di aggiornamento in tecniche psicologiche e una buona abilità (mi dicono) di cogliere i diversi contesti di lavoro, o personali, in cui i clienti hanno la loro definizione esperienziale. Opero inoltre nei sistemi organizzativi (project management, qualità) fin da prima della laurea. Posso quindi contare sugli attestati di soddisfazione da parte dei clienti stessi, in base a quanto essi ottengono nella loro vita reale, e dalla rete globale di colleghi nel settore.

Davvero mi chiedo come si possa pensare di inventarsi un lavoro del genere da un giorno all’altro. Aspettiamo la moda del prossimo anno?

Invito comunque tutti i colleghi professionisti interessati a darsi da fare, soprattutto se amano un’attività basata sulle persone più che su elementi esclusivamente tecnologici.  Per le persone serie e coscienziose, è un lavoro entusiasmante. Il punto è muoversi con calma per livelli successivi di difficoltà, dato che il lavoro su se stessi è proporzionale alle capacità conseguenti di fornire prestazioni adeguate alle varie necessità dei clienti.


One Comment on “Ma cos’è questo Coaching? (Coaching… what?)”

  1. Mirella says:

    Ben detto Ugo, sottoscrivo pienamente quanto affermi… Mi hai fatto ripensare a quando, circa 4 anni fa, con l’intenzione di diventare Coach, dopo più di 20 anni passati a fare il formatore per enti pubblici e privati, mi trovai a scegliere una scuola di Coaching… Te ne parlerò a voce su Skype appena ne avremo la possibilità. Buona serata! Mirella d’Onofrio

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